giovedì 19 giugno 2008

Finale obbligato


L' orologio scocca le ventiquattro ed i cucù di tutto il mondo cinguettano ad unisono le ultime note di una giornata; come spenti squilli di trombe scandiscono il funerale più antico del mondo: la morte; l'unica cosa che è comune a tutti gli esseri umani; ma proprio a tutti, nessuno escluso. Non ti puoi salvare, è assodato: nessun diavolo ti regalerà mai l'immortalità e babbo natale ha perso di prestigio già da tempo. L'avrà capito anche Napoleone, rimasto fregato da un' orzata corretta; diamine- si sarà detto- uno scampa a alle cannonate di tutta Europa e crepa per una bevanda che adora? Paradossale ma fin troppo reale: puoi dedicare la tua vita agli altri, raggiungere il podio dei podi o startene in poltrona 25 ore su 24: il finale è sempre lo stesso ed inutili sono le lodi. Ma il problema è questo: prova ad accettarla la morte, se per tutta vita non hai fatto altro che cercare di accettare la vita medesima. Ascolta le canzoni di Ray Charles, ascolta il dramma, di chi, come un moderno profeta, ha saputo guardare con la voce. Prova a spiegarla a loro, la morte, a questi messia della mancanza; tu prova e loro non capiranno: così come per uno scalatore che ha raggiunto la cima è difficile intraprendere la discesa. La morte non si accetta, e le consolatorie filosofie orientali si dimenticano in fretta. Allora i tempi cambiano, i libri di storia si infittiscono e i miti si seppelliscono, e così se prima l'E.T film fu un successo di pubblico e critica, tempo dopo l' E.T. videogioco veniva sepolto sotto la sabbia dell'insuccesso. Tutto culmina nessuno è esente: le galassie esplodono e le muffe si implodono.

venerdì 13 giugno 2008

La viandanza della vita


La stramba sessione dell'esistenza offre settings inaspettati e spesso seducenti.

Strani eventi? O scontati accadimenti? Beh come si dice in questi casi: la verità ai posteri!

Noi però, che posteri non siamo, possiamo solo enumerare i tasselli di quest'immenso mosaico di fatalità.

Oggi uno ne voglio enumerare, che guarda caso mi riguarda in particolare: c'è una donna, una poetessa, nonchè mia universitaria professoressa: proprio lei è stata la prima a parlarmi della reverie, del sonno, del tepore, della vita e del dolore. Io presi questa marca e vi incisi il mio luogo di scritture. Ma il fatto è un altro: la sorpresa maggiore e venuta, vedendo in una sua poesia, che riporto più sotto,comparire il nome della mia città, sconosciuta ai molti e priva di poetica passata.



La viandanza (di Biancamaria Frabotta)



E un’inezia in veste di gala terge
la risacca,un’inerzia,pròdiga,mamma
vermiglia di vortici sei falsa calma
come l’onda lunga della riconoscenza.
Riconoscersi o congedo questa improvvida sosta
di sole che affoga ? Làtita
il senso lontano dalla terra ferma
e tu dormi sul filo di lana
come lo stranito starsene dei non umani
oltre le curve dove ci pedina il tempo
e sull’orlo del campo anonimi frulli di freddo
e panico che abbagli i divieti,i binari.
Così recalcitra la fame degli erbivori.
E’ lo spavento dei passeri poveri quello
lo sgomento delle nubi al macero.Fra poco
ci staranno addosso in tanti i polipi
della città fantasma
con tentacoli e raggiri e tu,ora lesta
a provocarli,col guizzo circasso
dell’occhio,a patirli,sordida
giòvale,giovane Civitavecchia
sgarbata bilancia fra apocalisse e paese
.

Coincidenza?Caso?Banalità?E chi lo sà...il destino è il più grande mistero dell'umanità!


lunedì 2 giugno 2008

Sentieri di carta e colore


Supercalifragilistichespiralidoso: che verseggiare melodioso!
È assodato: fare i giochi di parole è della gente il passatempo più accreditato; soprattutto quando ti ritrovi imbottigliato nella metropolitana romana, provando invidia anche per il verme della tequila. Oggi ad esempio Termini è una bolgia, c’è gente che ti spinge e gente che ti scoccia. Vicino a me c’è anche un ragazzo, occhiali da nerd e sguardo da pazzo.

- Che palle: ma fisica 4 sarà più facile di fisica 3? No perché in una c’è tutta la teoria dei quanti, però nella 4 c’è tutta quella storia delle onde sonore…oddio che cosa posso fare?- Mi dice con gli occhi, senza parlare e con lo sguardo sconsolato come se dovesse andare a mendicare.

Allora mi volto verso una donna sui cinquanta ed anche di lei ipotizzo i pensieri:

-Che diamine! Quel disgraziato doveva cornificarmi proprio con una più giovane di me? Ah guarda se questa sera non vado con il primo che capita!-

Si offrono pensieri banali quest’oggi: meglio concentrarsi sui flussi di coscienza personali, che in questi casi sono tutti uguali: come vorrei avere l’ombrello di Mary Poppins! Con quello mi eviterei cinque fermate della metro e la coincidenza del treno arrivando dove devo dal blu dipinto di blu non pensandoci più! Ma oggi c’è qualcos’altro che attira la mia attenzione, una cosa che c’era sempre stata, ma che da me non era stata mai notata: scopro un muro di inchiostro e di dolore, di carta e di colore. Parole e parole per una persona che più non c’è: e io rimango pietrificato dopo aver scoperto l’oggetto del reato: proprio quell’ombrello, che un tempo faceva sognare chi con l’immaginazione dalla realtà voleva scappare, oggi è un strumento della sorte che in faccia alla gente chiude le porte.