lunedì 29 dicembre 2008

Narciso


Immerso nell'eccelenza di se stesso


contempla da lontano il resto;


con le mani sfiora la tenera acqua che si dissolve voluttosamente in un canto d'amore.

Presagi di tristi rivelazioni cigolano nell'aria .....


.......................poi il niente,solo il tacito abbraccio della morte...
(l'immagine è il quadro "La metamorfosi di Narciso" di Dalì")

Arcana Memoria



Sorseggiando attimi indissolubili smarrisco me stesso in un lampo di luce;


mi rivengono alla mente quei ricordi, cosi pregiati ed indissolubilmente persi.


Soffro nello specchiarmi in una pozza d'acqua,nell'annusare quei delicati profumi che il mio odorato aveva dimenticato;


nell'udire suoni diventati echi;

nel palpare il frutto di amori consumati;

nell'saggiare sublimi arcaiche essenze;

nel rivedere sguardi lanciati da occhi ormai chiusi;


in aeternum.
Tutto si veste di magica parvenza e astratto sentore.

Il sangue mi ribolle come un' alchemica sostanza e il cuore mi sobbalza come un'antico artefatto.

Ogni cosa evoca vecchie immagini:molto mi ha fatto male,

però con lo sguardo posso ancora sfidare l'orizzonte,
immergermi nel Sole e lentamente lasciarmi andare
.

giovedì 25 dicembre 2008

Festa antigas


Quarta parte di "City of strengers" per le altre cercate i post con l'apposita etichetta: sono poco più in basso!



-Benvenuto nel regno del niente…- Jemina fuma una sigaretta, mentre Cal si è da poco svegliato,li ascolta di nascosto, lei e Orchid.
-Il regno dei tuoi vuoti, Jemina?-
Lei abbasso lo sguardo verso il pavimento: anche le mattonelle di quella piccola cucina sembrano snobbarla altezzose; Cal ancora in torpore, avvolto dalle coperte, vede ora l’oggetto del suo desiderio così fragile, mentre la osserva ora piangente tenere ben salda quella piccola asticella di plastica segno della loro promessa.
-L’ aiuterò!- si dice tra se- qualunque sia il prezzo da pagare!-
Beh trascurando per un po’ le turbe psichiche di questi inetti del destino, lasciamo scorrere il tempo fino all’ora della così tanto attesa festa; e sì, perché proprio ad una festa ci sarà l’incontro-scontro tra Cal, il nostro eroe e questo fantomatico fidanzato di Jemina. La festa come ha spiegato prontamente la ragazza, è stata organizzata dallo stesso Rufus( e bene si il nome del suo attuale tipo è questo), nella cosi detta Villa dei Balocchi, poco distante dalla centrale chimica. In quella Villa( la terza che possiede la famiglia di rufus) è usuale tenersi “La festa Antigas”:
-L’intera villa sarà cosparsa di sostanze nocive….e gli invitati saranno costretti ad indossare una maschera antigas se vuole evitare di inalarle…-
-Sembra la festa per un manicomio…- Nota prontamente Orchid, mentre sta raggiungendo con loro il posto.
La Villa dei Balocchi appare ben presto ai loro occhi in tutto il suo splendore. Cal è davvero agitato soprattutto da quando ha scoperto che la festa ha già fatto in precedenza un morto è mandato in coma un ragazza.
Tra l’insensatezza generale Jemina si allontana dicendo che proverà a parlare con Rufus mentre loro l’attenderanno nella stanza adibita ai fumatori, l’unica non contaminata.
Il luogo inutile dirlo è davvero surreale; un modo diverso di vedere la realtà filtrata da quella maschere così scomode che un hostess gli ha gentilmente fatto indossare all’ingresso: l’aria intorno sembra blu, gli invitati, tutti aristocratici ricconi se ne stanno imbambolati, comunicando con difficoltà. L’unico posto dove si può respirare è la stanza adibita ai fumatori, munita di impianto di areazione che farebbe invidia ad uno shuttle. Qui gli invitati possono guardasi in faccia senza maschere di sorta.
-Ti stai preoccupando?-
-No chi..io?Orchid mi hai preso per un codardo?-
-Ah allora soffri di Parkinson perché è da quando che siamo entrati che stai tremando come un coglione..-
-Sono solo i postumi dell’influenza!-
-Influenza…ma stai scherzando???-
Una voce irruente sopraggiunge da dietro Cal: una ragazza dai biondi capelli di platino legati in un codino sbarazzino, gli si mette davanti provocando l’ironia di Orchid e soggezione in lui:
-è pericoloso fare una festa del genere se una persona ha qualche malattia…non lo sapevi?-
Cal intimorito tira fuori la grinta:
-No! E non me ne importa neanche nulla!Se non fosse per varie ragioni chi ci sarebbe venuto qua?-
-Capisco beh dai non te la prendere così- Si intromette lei un po’ risentita.
-Questi esaltati sono da odiare non credi?Rovinare una villa del genere solo per dei vezzi come una festa-
-Ma è tutto studiato a puntino: i gas sono nocivi solo per le persone!Rufus pondera bene quello che fa…-
-Ah così tu conosci bene questo matto?-
-Si certo!Sono la sua migliore amica!e ho la fama di essere una gran chiacchierona!-Gli dice lei impettita. Orchid esplode in una risata fragorosa mente Cal ci rimane di sasso per un buon quarto d’ora.

sabato 13 dicembre 2008

Charlie Brown innamorato


Frammento lirico


Dall'intensa nuvolaglia
Giù-brunita la corazza,
Con guizzi di lucido giallo,
Con suono che scoppia e si scaglia
Piomba il turbine e scorrazza
Sul vento proteso a cavallo
Campi e ville,e dà battaglia;
Ma qund'urta una città
Si scardina in ogni maglia,
S'inombra come un occhiaia,
E guizzi e suono e vento
Tramuta in ansietà
D'affollate faccende in tormento:
E senza combattere ammazza.


Tu che cerci l'eterno

nel fuggevole giorno

(Clemente Rebora)

venerdì 12 dicembre 2008

Vivanda veritas


Lo stereo intona una datata “Femme Fatale” targata Velvet Underground mentre l’appartamento viene inebriato da strani odori di speziate pietanze cucinate da mano sconosciuta.
-Cal…diavolo ma ti pare modo di svenire così?Mi hai fatto prendere un fottuto colpo!-
Cal, povero Cal, un nome una condanna: ritornato nella sua vecchia città natale solo per ritrovare un amore, che gli si è appena sgretolato in faccia: tutto ha abbandonato per inseguire il suo sogno romantico!Come compatirlo se è svenuto…con quel raffreddore poi…
-Ah certo io ti ho fatto prendere un colpo eh??-
-Cavoli…Cal…-
-Che c’è?....-
-Ma il tuo occhio è ancora strabico?-
-Si che non lo vedi:Venere invece che la bellezza mi ha lasciato lo strabismo!-
Lui ha il naso gocciolante, lei lo sguardo incredulo.
-E la nostra promessa?-
-Quale?-
-Stai con quello….-
-No! Non stiamo insieme…è solo un amico!-
-Ah si certo è un amico...e com’è che ai miei tempi i tuoi amici non usufruivano di quei vantaggi come fare lasciarsi infilare la lingua in bocca ogni tanto?-
-Amico sfigato…lei dice la verità!-
Se ne esce Orchid il proprietario dell’appartamento, con un piatto di tortillas spagnole.
-Devo cerderti?-
-Certo!...ma ora mangia un po’ a papà!-
E gli mette in bocca una fetta di tortillas; ne rimangono quattro.
-Vedi Cal…sono successe tante cose da quando sei andato via…-
-Si tante cose molte…ma mangia anche tu Jemina cara- Meno due tortillas.
-Immhangghino..mha la nostra prhomessa…- Dice Cal masticando e facendole vedere l’asticella di plastica bianca
-Muha!Muha!Muha! Ma qheulda erma uma cazmamata!- Risponde Jemina masticando anche lei.
Entrambi deglutiscono e Orchid rimbocca entrambi.
Cal riprende a masticare in maniera apatica: potrebbe cadergli un macigno addosso e lui non avrebbe nessuna rezione. Jemina sempre masticando si rende conto della sua mancanza di tatto: ma in fin dei conti lei il tatto non l’aveva mai avuto.
-Scusdami…ma bedi è un periondo di berda…io di mi ricombo di tumbo! Ma vendi c’è il mio ragmazzo attumalle mi stressa trobbo!-
-Hai un ragazzmo? Se vuoi ci possmo varlare io: gli dico di lascirtdi in pace!-
Jemina rimane contenta in fin dei conti era quello che voleva dal principio: non le importa del resto.
Cal si rimette a letto, garantendo che parlerà lui con il sua ragazzo divenendo il principe azzurro che non è.
Orchid ha mangiato l’ultima tortillas e pensa che tra poco dovrà andare in bagno.
-Certo- dice a Jemina- che se non vi avessi dato da mangiare sarebbe finita nel sangue lui era molto innervosito!-
-Comunque buone queste tortillas…-
-Ci credo erano tortillas alla valeriana!-
Jemina scoppia a ridere.
-Guarda che non sto scherzando!-
-Comunque Orchid…pensi che lo ucciderà?-
-Si probabile.-

domenica 7 dicembre 2008

Falsi miti


In sul calar della sera la metropoli si infittisce di misteri: un ragazzo sdraiato su un morbido letto immagina con partecipazione il proprio futuro; gli occhi filtrati da un paio di occhiali di scura montatura sono fissi verso il vuoto.
-Allora dimmi un po’ baldo giovane, cosa che ti ha portato a posare le tue nobili chiappe qui in mezzo al nulla?-
-Non è il nulla; è la tua casa questa!-
-Se definisci casa un questo monolocale ricavato da un sottoscalaa… fai come se fossi a casa tua!-
Gli salta addosso mettendosi a cavalcioni su di lui
- Cazzo Orchid se pesi!Brutto stronzo scendi!-
-Ti sto facendo solo un massaggio rilassante!Come hai detto che ti chiami…Cal no?Non puoi capire che pena che mi hai fatto quando ti ho visto..agonizzante al suolo come un barbone!-
-Avresti fatto meglio a lasciarmi qui..tanto appena mi passera questo diavolo di raffreddore, mi metterò subito alla sua ricerca e tolgo i battenti!-
-Ah!Ah!Ah! Mi fanno pena i pezzenti!Comunque è per una donna che sei venuto fino a qui senza un soldo…dovevo immaginarlo sei il classico fessacchiotto sfigato!-
-Ma che vuoi saperne tu!Se non ti stai zitto di denuncio che qui sei abusivo!-
Lo strattona giù dal letto,ma Orchid riamane in piedi.
-Immagino che sia la donna della tua vita?-
-Si certo che lo è!Ci siamo promessi amore eterno tre o quattro anni fa!-
-Se tre o quattro anni fa!!!Chissà magari adesso sarà addirittura madre!-
-Si ti dico!Ce lo siamo promessi…mi ricordo ancora il giorno: noi due, il prato fiorito, la centrale…-
-Beh certo che bel paesaggio romantico con la centrale di mezzo!-
-Io ho ancora il “nostro primo bacio” con me: guarda!- Gli dice alzandosi dal letto mezzo svestito tenendo in mano un’asticella di plastica bianca.
-Cavolo ma che dalle parti vostre vi baciate con le sonde: comunque caro mio ricordati che l’amore non esiste, esiste solo il sesso e dei presunti gesti d’amore!-
-Adesso non farmi pure il saggio!Vi conosco voi punk-bestia della strada: vivete senza regola facendo orge al segno di droga e alcool!-
-Ehehehe!Droga come questa?- Gli dice Orchid ironico accendendosi uno spinello.
D’improvviso si sente un rumore proveniente dall’esterno. Orchid intuisce che c’è qualcuno alla porta e va ad aprire. Dall’altro lato della porta una ragazza gli salta addosso iniziando a baciarlo mandandogli la lingua quasi fino in gola.
-Buona gioia così mi soffochi!-
Cal che ha assistito alla scena è a bocca aperta con gli occhi sbarrati
-Jemina sei tu??Non ci posso credere!-
Lei:-……..-
Orchid capendo tutto:- Ah!Ah! Vedi è questo che intendevo con l’accezione di “gesto d’amore”-

sabato 29 novembre 2008

Jemina e Cal!


-Jemina, lo sai che dicono della centrale?-

- No che cosa?-

- Che dentro ci bruciano la gente!-

- Ah ma che stronzata!-

- Neanche da poco! Dicono anche che noi che respiriamo quei fumi siamo tutte un po’ schizzati!-

-Si ma va? E Napoleone ha scoperto l’America! Comunque smettila di infilarti quel Chupa Chups nel naso: fai schifo! E lo sai anche che non ti c’entra!-

-….Si ma se non provi non lo saprai mai!-

- Tu dici!?...Ma passa un po’ qua!-
Jemina prende la Chupa Chups di Cal e se la infila nella narice destra.

-Vedi che ti entra?-

- Hai ragione…senti come frizza… ti fa più di una canna a stomaco vuoto!-

-Lo sai Jem ora che hai messa la Chupa Chups nel naso è un po’ come se io e te ci fossimo baciati!-

- Merda hai ragione Cal! Vaffanculo il mio primo bacio lo avevo promesso a Oscar Wilde!-

-Eh eh! Opportunità sprecata: cavoli, ricorderò questo momento ogni volta che farò sesso!-

- Uffa!-

I due si lasciano sdraiare sul prato.

Lui:- Certo che come fanno a dire che siamo gente schizzata!-


Lei:- L’importante è che se ne parli! Non importa come!-

venerdì 29 agosto 2008

Gladium


Un tempo possedevo la spada che passionalmente mi avevi regalato. Ricordo la sua lega pregiata,che risplendeva luce,come uno specchio. Erudita era la trascendente allegoria che simboleggiava nella sua potenza. L’imperio assoluto dei sensi contrasta e sconfigge l’infinito raggiungendolo, ripiegandolo su se stesso, ottenendo il supremo dono arcano:il sogno.
Il tenero pendente al tuo collo tintinna sfregiando la pelle chiara. Il puro gioco di rombi e colori,lede la mia forza tutta. Vorrei vedere la tua espressione mentre cado a terra insieme alla possente spada:occhi di cenere sfumata. Mi spiace,le forze tardano ad arrivare.

Indignatio


A volte si deve piangere in silenzio,segnando le guance con lacrime acide. Silente zaffiro splendente ammiro da lontano. È lo zaffiro del mio cuore martoriato,grondante di sangue color rosso vivo. Quel sapore è ancora esistente,sapore di rabbia di livida presenza. Contavo gli sfregi sul mio corpo e all’interno di esso,quando il cielo era bianco come la luce dei suoi occhi.
Sono il sovrano di un mondo bellissimo tutto mio,dove voi non potete entrare, neanche se volete. Guardatemi volare da lontano,osservatemi per l’ultima volta ,mentre contemplo orizzonti infiniti in vostra attesa. Ho immaginato di sprofondare in quelle acque e di morirvi. Sento ancora la pelle fradicia e la luna è alta nel cielo nero
.

Solitudo


Le nuvole cadono mentre tu chiudi gli occhi con pregiata maestria. Abile nelle cose più scure e docile nelle più corrotte…c’è il profondo grido di me stesso nelle delicate rovine della mia essenza più arcaica… Qualsiasi vapore scuro è la liquefazione di cellule vitali sempre più morte. Arcaiche scritte coprono quel muro in sotterranee profondità…incomprensibili per il mio sfumato intelletto…perché?? Colorerei con il tuo sangue quel muro,dopo avervi sfracellato la tua testa contro a averlo assaggiato… Che sapore ha il tuo stesso peccato? Assaggia.
Sdraiato ora posso guardare oltre la finestra dei miei incubi solitari e sognare di poter respirare ancora
.

martedì 19 agosto 2008

Catena


Continuo a pellegrinare accompagnato da una tenue

ma tagliente brezza.

Un tacente grido vorrebbe fuoriuscire

ma è strozzato dalla mia gola madida di umida di saliva.........

.......................il grido vorrebbe produrre quella limpida luce

foriera di lande polverose e tetre nelle quali vedo

le mie lacrime scivolare asciugando la mia esistenza.


Continua il mio viaggio estivo sotto il segno della poesia e del passato!

Questa dovrebbe rendere lo status di soffocamento che si attiva quando non si è se stessi, anche quando lo si vuole a tutti i costi, ma c'è qualcosa che te lo impedisce. Ragazzi cari anche questa poesia e fitta di sensi adolescenziali:l'avrò scritta quattro o cinque anni fa!

sabato 26 luglio 2008

Oldies days


Un lago di bianca acqua mi circonda
sommergendomi pian piano fino al soffocarmi.
Il bianco della mia anima si unisce al nero del mio corpo
e al rosso del mio sangue...
....................Un dolce e assordante sorriso, un bene fittizio e contorto:
ora posso ricordaere il passato.

......................Just like the oldies days....


Questa è una poesia molto vecchia, forse è più vecchia addiruttura di me, infatti parla del passato. La scrissi anni fa ispirato dalla canzone "One haundred years" dei cure.
L'estate mi ispira poesie.

giovedì 19 giugno 2008

Finale obbligato


L' orologio scocca le ventiquattro ed i cucù di tutto il mondo cinguettano ad unisono le ultime note di una giornata; come spenti squilli di trombe scandiscono il funerale più antico del mondo: la morte; l'unica cosa che è comune a tutti gli esseri umani; ma proprio a tutti, nessuno escluso. Non ti puoi salvare, è assodato: nessun diavolo ti regalerà mai l'immortalità e babbo natale ha perso di prestigio già da tempo. L'avrà capito anche Napoleone, rimasto fregato da un' orzata corretta; diamine- si sarà detto- uno scampa a alle cannonate di tutta Europa e crepa per una bevanda che adora? Paradossale ma fin troppo reale: puoi dedicare la tua vita agli altri, raggiungere il podio dei podi o startene in poltrona 25 ore su 24: il finale è sempre lo stesso ed inutili sono le lodi. Ma il problema è questo: prova ad accettarla la morte, se per tutta vita non hai fatto altro che cercare di accettare la vita medesima. Ascolta le canzoni di Ray Charles, ascolta il dramma, di chi, come un moderno profeta, ha saputo guardare con la voce. Prova a spiegarla a loro, la morte, a questi messia della mancanza; tu prova e loro non capiranno: così come per uno scalatore che ha raggiunto la cima è difficile intraprendere la discesa. La morte non si accetta, e le consolatorie filosofie orientali si dimenticano in fretta. Allora i tempi cambiano, i libri di storia si infittiscono e i miti si seppelliscono, e così se prima l'E.T film fu un successo di pubblico e critica, tempo dopo l' E.T. videogioco veniva sepolto sotto la sabbia dell'insuccesso. Tutto culmina nessuno è esente: le galassie esplodono e le muffe si implodono.

venerdì 13 giugno 2008

La viandanza della vita


La stramba sessione dell'esistenza offre settings inaspettati e spesso seducenti.

Strani eventi? O scontati accadimenti? Beh come si dice in questi casi: la verità ai posteri!

Noi però, che posteri non siamo, possiamo solo enumerare i tasselli di quest'immenso mosaico di fatalità.

Oggi uno ne voglio enumerare, che guarda caso mi riguarda in particolare: c'è una donna, una poetessa, nonchè mia universitaria professoressa: proprio lei è stata la prima a parlarmi della reverie, del sonno, del tepore, della vita e del dolore. Io presi questa marca e vi incisi il mio luogo di scritture. Ma il fatto è un altro: la sorpresa maggiore e venuta, vedendo in una sua poesia, che riporto più sotto,comparire il nome della mia città, sconosciuta ai molti e priva di poetica passata.



La viandanza (di Biancamaria Frabotta)



E un’inezia in veste di gala terge
la risacca,un’inerzia,pròdiga,mamma
vermiglia di vortici sei falsa calma
come l’onda lunga della riconoscenza.
Riconoscersi o congedo questa improvvida sosta
di sole che affoga ? Làtita
il senso lontano dalla terra ferma
e tu dormi sul filo di lana
come lo stranito starsene dei non umani
oltre le curve dove ci pedina il tempo
e sull’orlo del campo anonimi frulli di freddo
e panico che abbagli i divieti,i binari.
Così recalcitra la fame degli erbivori.
E’ lo spavento dei passeri poveri quello
lo sgomento delle nubi al macero.Fra poco
ci staranno addosso in tanti i polipi
della città fantasma
con tentacoli e raggiri e tu,ora lesta
a provocarli,col guizzo circasso
dell’occhio,a patirli,sordida
giòvale,giovane Civitavecchia
sgarbata bilancia fra apocalisse e paese
.

Coincidenza?Caso?Banalità?E chi lo sà...il destino è il più grande mistero dell'umanità!


lunedì 2 giugno 2008

Sentieri di carta e colore


Supercalifragilistichespiralidoso: che verseggiare melodioso!
È assodato: fare i giochi di parole è della gente il passatempo più accreditato; soprattutto quando ti ritrovi imbottigliato nella metropolitana romana, provando invidia anche per il verme della tequila. Oggi ad esempio Termini è una bolgia, c’è gente che ti spinge e gente che ti scoccia. Vicino a me c’è anche un ragazzo, occhiali da nerd e sguardo da pazzo.

- Che palle: ma fisica 4 sarà più facile di fisica 3? No perché in una c’è tutta la teoria dei quanti, però nella 4 c’è tutta quella storia delle onde sonore…oddio che cosa posso fare?- Mi dice con gli occhi, senza parlare e con lo sguardo sconsolato come se dovesse andare a mendicare.

Allora mi volto verso una donna sui cinquanta ed anche di lei ipotizzo i pensieri:

-Che diamine! Quel disgraziato doveva cornificarmi proprio con una più giovane di me? Ah guarda se questa sera non vado con il primo che capita!-

Si offrono pensieri banali quest’oggi: meglio concentrarsi sui flussi di coscienza personali, che in questi casi sono tutti uguali: come vorrei avere l’ombrello di Mary Poppins! Con quello mi eviterei cinque fermate della metro e la coincidenza del treno arrivando dove devo dal blu dipinto di blu non pensandoci più! Ma oggi c’è qualcos’altro che attira la mia attenzione, una cosa che c’era sempre stata, ma che da me non era stata mai notata: scopro un muro di inchiostro e di dolore, di carta e di colore. Parole e parole per una persona che più non c’è: e io rimango pietrificato dopo aver scoperto l’oggetto del reato: proprio quell’ombrello, che un tempo faceva sognare chi con l’immaginazione dalla realtà voleva scappare, oggi è un strumento della sorte che in faccia alla gente chiude le porte.

giovedì 29 maggio 2008

Motivetto per non affondare


- Ma non è questa la canzone di una barca che affonda?- Chiedo sentendo uno motivetto che mi travolge come un’onda.

- No: è solo il lamento di un vecchio sfortunato. Era il capitano di una nave: anni fa gli hanno tolto il lavoro è da quel giorno è tutto stralunato!-

- Che triste storia, ma qualcuno ci ha mai parlato?-

Negativa la risposta e allora decido di avvicinarmi allo sconsolato, che mi accoglie con il sopracciglio inarcato.

- Ehi giovanotto! Non vedi che qui c’è tutto un gran casotto? Non vedi come la nave cola a picco?

-Ma che dice? Quale nave?Quale pericolo?-

-Il timoniere è stato proprio uno sciocco, a tirato a babordo in uno sciocco scordandosi di tutto il resto!Ma che gli ha dato il brevetto?-

Certo, sarà scontato da dire, ma la vita è strana: è un continuo via vai che non soddisfa mai! Ci sono navi che partono, occasioni che si perdono, momenti che passano ed istanti che mai finiscono. Niente rimane fermo e tutto scorre, quindi le persone immortalano le emozioni esorcizzando così le ossessioni: album fotografici stracolmi, annali e diari di inchiostro riempiti e mille desideri incompiuti; ecco la ricetta della felicità. Ma, molto spesso sono i sogni ad andarsene, dissolvendosi come i cerchi concentrici di uno stagno da uno sasso colpito: e così con un glu glu glu la felicità non c’è più. E quindi a gloria passata non si cancella come un normale ricordo e non si scorda come una chitarra invecchiata, ma è piuttosto un ritornello che non passa mai d’annata.

sabato 5 aprile 2008

Quando l'arte ti risucchia...


Mi piacciono i collage: colla, carta e tutti i colori in allegria.
A volte li sento ridere, i colori, mente con le mani impastate li accoppio e li scoppio.
Rosso, verde, giallo, blu, viola, nero, bianco. Una bella comitiva di simpaticoni, di quelle che si vedono alla stessa ora e al solito muretto. Divertenti, si, i miei occhi ne sono pieni.

Mi piacciono i collage: mi sento Dio nel farli.
Le forbici sono i miei strumenti; con esse taglio le dimensioni in parti più piccole. Sono carini quei pezzettini di carta che ti finiscono anche nelle orecchie: loro sono i miei angeli servitori!
Con la colla collego i continenti: ho messo la torre Eiffel nel deserto, il Colosseo tra i ghiacci ed in sette giorni tutto è fatto!


La mia vita non ha più senso ormai: l’ho passata tutta a fare collage; ho il vinavil al posto del sangue e i pezzettini di carta dalle orecchie mi sono arrivate al cervello. E pensare che la gente mi aveva avvertito ed esortato a farmi una vita. Ma io non mi lamento, la scelta l’ho fatta io. Non mi manca che un ultima creazione: fare di me un collage!


Mi piacciono i collage: io sono un collage.

Anatomia da pop art!

Sarebbe carina una ragazza con queste labbra....mi conquisterebbe subito!Dico sul serio...

giovedì 20 marzo 2008

Revolver allo specchio


Eccoti di fronte a me; lo scenario che ci circonda è formale quasi quanto un quadrato: il tavolino è in acciaio luminoso quasi come uno specchio, le nostre tisane fumanti ed il tuo sguardo che è come incantato dal fragranti biscotti allo zenzero che hai ordinato anche per me.

Fratello, non riesco a dirti nulla, posso solamente contemplare le tue parole, osservando i tuoi occhi identici ai miei.

-Ieri sera ti ho visto al Fairy, hai cantato molto bene come al solito; il tuo corpo era in sintonia con la musica.-
La tua suona come una sentenza sincera, con tanto di sorriso di circostanza al seguito, ma io non ce la faccio a seguirti e ti chiedo:
-Sono quattro anni che non ci vediamo…che fine avevi fatto?-
Abbassi il capo rasato a carne arricciando le narici evidentemente rovinate dalle dosi si chetamina assunta:
-Davvero bella quella canzone, è molto tua vero?Da quando sei piccolo che ti piace: mi ricordo che ti osservavo mentre saltavi sul vecchio materasso della soffitta cantando a squarcia gola parole senza senso. Forse piangevo guardandoti. Ma non ne ricordo il motivo.-
Assumo un’espressione straniata guardandoti: ho cancellato i nostri ricordi. Rievoco solamente il dolore.
-Sono uscito dalla comunità ormai; dicono che non sono più matto -continui a dire toccandoti nervosamente il sopracciglio destro- ho commesso degli errori, ma l’ho fatto per i miei compagni, erano loro che mi guidavano-

Fratello, tante volte mi hai picchiato.
Fratello, tante volte mi hai deriso.
Tu e i tuoi compagni mi pestavate a sangue; per te ero una nullità.
Io studiavo la musica, tu la violenza. Il tuo credo era senza senso, vuoto.

-Penso che mi aprirò un’armeria. Le armi sono la unica cosa che mi appassiona. La revolver in particolare, la sua fisionomia mi ricorda quella di una donna; per questo te ne ho regalata una qualche giorno fa.-

Fratello, quella revolver c’è l’ho nella tasca del cappotto: mi ero ripromesso di spararti in testa non appena ti avessi visto. Per questo oggi ti ho voluto incontrare. Ora, però, non riesco a fare nulla, forse perché non voglio vedere scendere del sangue dal tuo viso, dato che è identico al mio.
Ora, che il dolore è lenito, penso che il quadro possa ricomporsi.

-Sono molto contento che abbiamo ripreso i rapporti…mi sei molto mancato- dici tremando –mi dispiace non esserci stato quando sono mancati i nostri genitori, l’uno poco tempo dopo l’altro. Non ti nascondo che mi sento quasi in colpa; alcuni dicono che li abbia fatti morire dalla dispiacere.-

Il giorno sta diventando notte; il bar inizia a svuotarsi. C’è molto silenzio quando il mio sguardo si fissa sulla tua maglietta: ci sono due uccelli stilizzati sopra, uno che vola più in alto l’altro più in basso; in un punto però i due si ricongiungono, come se quello in alto aiutasse l’altro a volare.
Fratello, quei due uccelli siamo noi due: tu stai per cadere ed io ti devo raccogliere; ma è questo il modo migliore per aiutarti?
Un uccello ferito ad un’ala non potrà più volare. È inutile illuderlo.
Così io tiro fuori la revolver e la metto sul tavolo; tu la prendi subito e te la porti alla tempia.
Poi premi il grilletto.

Fratello, ho capito il tuo messaggio.

domenica 9 marzo 2008

Edipo liquido


La casa in cui abitiamo non è una casa; piuttosto un contenitore cubico nel quale fluttuare come vuoi: ma attento a non spiccare troppo il volo o potresti finire spiaccicato sul soffitto come le uova strapazzate che ho mangiato questa mattina.
Non è facile vivere di questi tempi; io vendo il mio corpo al miglior offerente: a vecchi bavosi con centoni sempre pronti o a depresse signore in cerca di accompagnatori dotati; l’importante è avere i soldi in tasca al diavolo il resto!
Verso le tredici virgola zero abbandono quel puttanaio di casa nostra con ancora l’odore di scaduto addosso. Sono svariati mesi che vivo lì; fumando stupefacenti e giocando a freccette con gli uccelli che passano; alle volte rimango immobile, schifosamente fisso su un punto del pavimento, come se leccassi con gli occhi quelle mattonelle bianche fin troppo ingiallite. Non so di chi sia questo benedetto appartamento, ci vivo stupendamente abusivo, come del resto fanno gli altri scarti sociali che vi bazzicano; ma a me non danno fastidio: mi piace definirmi un ragazzo moderno con il senso degli affari, conosco persone facilmente e poi se meritano ci vado anche a letto. La vita è bella.
La cliente di oggi mi ha contattato con una voce timidamente bassa, quasi assente. La sua casa è vicino Piccadilly Circus e lo sbiadito cielo di Londra mi saluta non appena esco dalla fermata della metro. La casa la trovo facilmente; lei una donna sui cinquanta, mi accoglie timida: è completamente vestita in lattex, indossa una famelica una maschera che le censura quasi completamente il viso. Arriviamo in fretta alle cose pratiche. Durante l’amplesso cerco di annientarla come faccio con tutti i miei clienti, schifosi indivisi pronti a farsi tutto ciò che vedono. Dopo mezz’ora lei giace vecchia e distrutta tra le lenzuola caoticamente aggrovigliate. Io da vincitore prendo il suo portafoglio in cerca del mio trofeo e inebriato dall’odore della carta dei soldi, trovo per sbaglio la sua carta d’identità; il mio stomaco inizia a rantolare di vomito, quella donna non è altri che la mia vecchia madre; inizio a tremare e scappo via. Il mio corpo è ormai sporco fin nel midollo; la mia anime è più corrotta di quella del diavolo.

mercoledì 5 marzo 2008

Confusione mentale al Blue Ark


Questa non è proprio serata: la birra va giù troppo lentamente e l’orchestriola da strapazzo starnazza musiche di vecchio stampo malriuscite.
-Coglioni!-
Grido ogni tanto, ma nessuno del complesso mi risponde.
Magari non mi hanno sentito.
Gli affari vanno male: non c’è nessun folletto che reclama la polverina magica che vendo anche a prezzo stracciato. Fetenti perbenisti. Il Blue Ark, non è più come un tempo; si c’è gente di ogni razza e tipo, proprio come sarebbe piaciuto al vecchio Noè, però nessuno compra.
La cameriera ha curve mozzafiato e sguardo sbarazzino:
- Lo vuoi un goccio di birra?.-
Lei non mi risponde.
Magari non mi ha sentito.
Faccio l’occhiolino ad un’altra. Cazzo non mi ero accorto del suo compagno marocchino. Nessuno dei due però mi si caga!
Magari non mi hanno visto.
Poi proprio mi stavo aggiustando Abrham, il mio affezionatissimo rastah rosso, vedo un muso giallo che mi fissa:
-O ma che vuoi?-
Gli dico stizzito sputando sul pavimento. Lui si alza e mi si avvicina. Ma ti pare:l’unico che non mi doveva notare lo ha fatto! Non cerco rogne, sono un pusher rispettoso. Mi defilo.
Spingo in avanti un acida con un cane al guinzaglio; lei urla e la bestia abbaia. Io scappo ma entra un tipo dalla porta principale, ha una pistola. Il locale esplode….esplode??
Si vabbè, ho capito che qui non mi compra nessuno, ma questo non significa che dovevo farmi tutto io…oddio ma che dico?Bah bad trip….

domenica 10 febbraio 2008

Delirio mnestico


La respirazione è affannata, a stento riesco ad impugnare la pistola.

Cammino con passo affrettato, la mia pelle è bruciata dal sole come fosse all’inferno. Non c’è nulla da dire quindi non voglio sentire parole. I passanti non mi guardano…meglio così; il mostro che sono ancora non deve trapelare.

Le mie mani sono sudate, a stento riesco ad impugnare la pistola.

Nel cielo aeroplani disegnano spumeggianti coreografie bianche dannatamente lineari, all’opposto del mio attuale battito cardiaco. TI AMMAZZO brutto bastardo:ci sono poche parole da dire in questi casi ed io voglio sentire pochi schiamazzi. Solo il mio ruggito e quello basta e avanza.

La mia mente è agitata, a stento riesco ad impugnare la pistola.

Un bang acuto e sordo è cantato dalla canna fresca di sparo. Ma la mia presa non è salda e l’arma scivola per terra come cadesse in un baratro. Il mio volto si abbassa mentre una forte sensazione di fallimento mi saluta tra le pieghe del terreno.

Le lenzuola mi avvolgono come amanti madide di sudore. La pistola è vicino a me.
Io sono l’artefice del mio delirio.

venerdì 25 gennaio 2008

Dorian affoga se stesso


Il viso era completamente immerso in un recipiente di acqua; il corpo era accasciato per terra senza vita. Non c’erano dubbi: Dorian si era ucciso; il fondo del suo riflesso fu l'ultima immagine nella sua mente.

giovedì 24 gennaio 2008

Diligenza 21


Il sole è gia a mezz’aria e Maria non ha tempo da perdere: vestita con l’abito di sempre si trucca solo quel po’ che la fa sentire più sensuale e più gatta morta.
Sbadiglia ancora, ma sa che il giro che deve affrontare è lungo, quindi armata di buona volontà e non solo s’incammina.
Sale sul suo autobus in orario; la corsa delle dieci è la più terribile: la gente a quell’ ora è più isterica; forse perché il sole è nella giusta inclinazione per fonderti le cervella.
Oggi i passeggeri sono di tutti i tipi:il gruppo di vecchietti che ritorna dalla spesa mattutina, la combriccola di adolescenti con depressione mode on, qualche abitante delle strade ed alcune famiglie al completo.
Beh anche se stanca Maria è una guidatrice provetta, forse un po’ distaccata ma sempre cordiale e diligente.
Verso le dieci della sera il pulman numero 21 giunge al capolinea: è stracolmo ed i passeggeri hanno boccheggiato come sardine in scatola.
Maria così lascia il suo posto a Creonte, il collega della corsa notturna
-Certo che però…- le dice mentre è intento a salire sul veicolo- se la gente continua a morire così, ci toccherà allargare l’autobus!.

sabato 19 gennaio 2008

Cassandra che vede tutto


Da quella finestra l’ho sempre osservata mentre camminava sull’asfalto della strada sottostante:Cassandra, la ragazza della morte. Il suo sguardo era neutro, a volte speranzoso, come quello di un demone che fuoriesce da una scia di luce. Un giorno inaspettato lanciò una profonda occhiata nella mia direzione:No!Non poteva aver capito che era da quasi un anno che regolarmente mi appostavo per spiarla. I suoi capelli lucidi come dell’inchiostro su carta e le forme del viso così aggraziate, avevano suscitato in me un profondo youerismo; bramavo il suo corpo eretto come un spillo.

Era molto impopolare, nonostante fosse così giovane:aveva il dono di vedere la morte delle persone, soprattutto se si trattava di una fine violenta. Questo mi eccitava:lei sostituiva le mie quotidiane dosi di eroina e beveva con me del vino mal invecchiato. Nella mia mente questo ed altro. Lei sa quando stai per morire…

La corda è ben tesa, attaccata al lampadario del soggiorno, la stanza dove c’è quella finestra.

Ora il fetore abbandonerà finalmente il mio corpo, basta solo trattenere il respiro:poi sentirò il tonfo della sedia sotto i miei piedi cadere e nulla più…..

……..Cassandra......