giovedì 27 dicembre 2007

Where i belong

il calore del Sole filtrava così tanto dalle finestre che, nonostante fossimo in pieno inverno , riusciva ad invadere l’aria mentre io con i miei grandi occhi da bambino, osservavo la nostra maestra prodigarsi a spiegare i numeri e le loro sfaccettature. Erano giornate colme di calore, così le ricordo;passavano lente tra le vaghezze infantili ed i sospiri di chi sta conoscendo pian piano il mondo.
- Prendilo….vedi questo è il numero diciotto…una decina e otto unità…-
Mi disse un giorno la maestra mostrandomi sul palmo della sua mano, un regolo rosso e otto blu più piccoli che emanavano un forte odore di das appena cotto;quegli oggettini luccicavano come piccole pietre preziose ed io ero contento di ricevere quel dono, era come il tesoro, che avidamente strappavo alla strega:naturalmente la maestra era la strega, una strega brutta e malvagia: quante volte mi ha fatto piangere gridandomi addosso le peggio infamie:disordinato, chiacchierone, somaro etc Che insulti sono?Il cacciatore di tesori che ero non poteva accettare un simile trattamento!
Beh poi è passato del tempo ed il cacciatore di tesori, che è divenuto un topo di biblioteca anche un po’sfigatello, quella strega l’ha rincontrata. Per me è stato un duro colpo, lei quasi neanche mi riconosceva!Ma come ha potuto la mia eterna rivale non ricordarsi di me!!?Beh io negli anni era cambiato, ma anche lei non era più maestosa e superba come un tempo, ma si presentava come una simpatica vecchietta tutta convenevoli e sorrisi. Dopo poco ci siamo salutati anche se avrei voluto dirle una cosa ma mi sono trattenuto per l’imbarazzo.
-Lo sai che ho saputo?La tua vecchia maestra di matematica, quella che odiavi, è morta la scorsa settimana..-
Questo è quello che mi è stato detto pochi mesi dopo il nostro incontro. Il tempo è trascorso, ma il giovane cacciatore di tesori ancora conserva il suo bottino preferito: un regolo rosso e otto blu più piccoli. Questo avrei voluto dirle nel nostro ultimo incontro, forse inconsciamente per riprendermi una rivincita sui suoi duri rimproveri o forse per dimostrarle che ora dentro di me c’è anche un po’ di lei.

mercoledì 19 dicembre 2007

Lettere rovesciate


-Non tornerà più! Lo vuoi capire?-
Questa frase me la ripetevo sempre guardando il mio flebile riflesso sui vetri appannati della finestra. Cretino, illuso:quel vetro poi l’ho rotto con un cazzotto;la mano ha iniziato a sanguinare. Cretino illuso e pure masochista.
Mi accendo una sigaretta al mentolo:troppo forte, tossisco forte. Ti piacevano; anche quella sera le hai fumate ed io come un idiota guardavo il fumo che si disperdeva. Il concerto era andato alla grande, applausi e ragazzine impazzite che mi gridavano addosso quanto ero bono! Bei tempi, tu cantavi e la tua voce guidava il mio basso come un esca a pelo d’acqua fa con un pesce. Armonia perfetta: è stato un successone. Tornammo nel nostro appartamento, ora solo mio. Nevicava; noi fumavamo abbracciati; il contrasto tra il calore delle sigarette ed il gelo di fuori creava un’ atmosfera da famigliola natalizia… che similitudine ridicola! Ridicolo lo sono stato anche io quando mi sussurrasti con la tua bocca di donna: -Ho bisogno di dare una svolta alla mia vita, lascio tutto, scappo!-
La famigliola si era sfasciata, non c’era natale che tenesse! Ora a distanza di anni riguardo quei quaderni che riempivi con i testi delle canzoni: li hai lasciati qui. Belle e commerciali parole che scrivevi in maniera verticale… chissà perché? Non te l’ho mai chiesto in due anni di convivenza. A volte si rimpiangono cose inimmaginabili.

giovedì 13 dicembre 2007

Cinema


Quella sera Rosabella passeggiava pensierosa lungo il Sunset’s Boulevard,ostentando, con un trucco forte ed un vestiario scuro e provocante,una fittizia sicurezza. Il cielo cadeva verso il tramonto ,dipinto,quasi come un quadro,di decorazioni color arancione,che infondevano ancora più inquietudine al contesto:l’asfalto bagnato era così morbido che sembrava quasi di cartone, i palazzi assumevano dalle forme bizzarre e i passanti,tutti brutti ceffi avevano delle facce così sospettose da sembrare dei nosferatu minacciosi.
Era stato il dott. Mabuse a consigliare Rosabella di recarsi in quel quartiere:doveva cercare una persona,un certo Bill ,che era sicuramente a conoscenza delle sorti del suo amato. Dopo aver chiesto in giro viene indicato alla donna il “Latte +”,famoso locale della zona,dove il tizio lavorava. Raggiunto il luogo Rosabella si trovò di fronte ad un posto quasi surreale:l’ingresso ricco di decorazioni arabesche dava in un'unica sala,dal perimetro rettangolare,dove sedute in comode poltrone bianche delle persone che sembravano quasi finte,quanto erano immobili,sorseggiavano del latte in coppe di finto cristallo,e pronunciavano in maniera quasi sentenziosa la frase “No ai banda!.” Chiede di Bill e le viene indicato il piccolo boudouir nel retro del locale. Vi entrò imperiosa,sfoderando la sua calibro 45,in maniera irruente;nella stanza c’era solo una scrivania,con sopra il modellino di una nave targata con la scritta Potemkin ed appollaiato ad un angolo,un corvo magicamente parlante che faceva dei discorsi di ideologia,noncurante degli altri;le mura erano bianche e la luce quasi artificiale. L’unica cosa forse normale era il forte odore di fiori,che fece ricordare alla donna,quando tanti anni fa essendo cieca per vivere vendeva dei fiori nella strada;però poi un vagabondo vestito in maniera antiquata e con la bombetta perennemente sul capo l’aiutò a pagarsi l’intervento agli occhi e lei potette farsi una vita normale.
“Dimmi brutto bastardo, dov’è Ringo?”. Chiese infuriata Rosabella all’unico uomo che era seduto di fronte alla scrivania,che con un grande cappello da cow boy si celava il volto
“Carissima,non puntare la pistola,contro di me..non mi riconosci?.”
“No! Chi sei rispondimi chiaramente che sono molto nervosa!.”
L’uomo allora si tolse il cappello dal volto e lei lo riconobbe:era lui il suo Ringo!I due si abbracciarono appassionatamente poi si baciarono:avevano molte cose da raccontarsi e quel incontro era solo l’inizio. Ma d’un tratto il quadretto rosa fu interrotto da una voce assordante proveniente dall’esterno che disse.
“Ok!Buona la prima!.”

Campana Stonata


Nalla sua stanza dal pavimento lastricato in marmo Wiene suona il suo pianoforte, che mugula di armonica languidezza. Era sempre stato un tipo debole, il suo cuore cedeva per un nonulla ai colpi dell'esterno. D'un tratto un rumore; di soprassalto lui smette di suonare e nella sua mente finisce l'incanto! Uno strano suono tonfo, metallico, come se una colomba fosse caduta su una pentola di ottone. Lui si alza, l'odore di nulla che percepisce tutto intorno inizia a smarrirsi e dei profumi lo colgono alla narici sopite; si volta, la finestrona in vetro si era spalancata, di fuori solo un telo azzurro macchiato di bianco; si chiede anche cosa sia quella pellicola colorata..ah si si ricorda che gliene aveva parlato una volta il padre di ritorno dalla caccia:" è il cielo che circonda ogni cosa..."

Nonostante gli fosse vietato con passi lenti vi sia avvicina cercando quasi di toccarlo ed arriva fino al davanzale,salendoci sopra a piedi nudi.

-Suoni davvero bene!Complimenti ragazzino...-

Da un torre poco distante da lì, un oggetto roteante in ottone procudeva quello strano ritmo unendoci parole che Wiene riusciva a malapena a capire.

L'aria è così fresca volatile che sfiora ogni sua parte del corpo ed un brivido lo percuote.

-Questa che senti è la vita mio caro!Abbracciala!-

Wiene fece un 'espressione strana:che cosa sta dicendo quello strano oggetto? Vita....che roba era?Lui da quando era piccino non aveva fatto altro che suonare il piano,così come gliel'aveva insegnato la madre:lui non aveva fatto nient'altro; la sua casa è il suo mondo, le note le sue emozioni,se stesso la sua unica compagnia.

Ma allora perchè era tentato dai suoni di quell'oggetto? Perchè gli turbano lo stomaco come se avesse fame?

-Vieni,raggiungimi,contemplami,sognami...-

Così preso da un istinto irrefrenabile Wiene si getta verso l'oggetto gridando:

-Ti amo!-

Parole sconosciute pronunciate insieme al suo ultimo respiro.

Non si può vivere di sola arte.

domenica 9 dicembre 2007

Ispiratio

È notte tarda,la stanchezza mi assale,ma ancora non mi distrugge: sono in grado di reggerlo, un ultimo goccio solitario, prima di andare a sprofondare nei sogni. Incappo in un piccolo pub,all’apparenza molto simile a tanti altri,ma le luci viola dell’insegna mi attraggono: “Inspiratio” riportano scritto in carattere da pop art;così spinto dalla curiosità entro. L’interno è quasi surreale:le mie narici vengono subito investite da un forte odore di cannella,le pareti,verdi scuro e gialle,sono ricoperte da strane scritte,dagli stili più svariati;ma adesso non me ne curo e mi dirigo al bancone in legno , ben tornito di molteplici suppellettili da cocktail. Mi siedo lì di fronte e da una porta sul retro spunta una donna,alta e slanciata,come una palo della luce che arriva fino al cielo;sembrerebbe vestita da cameriera se non fosse per la maschera che le ricopre metà del viso.
-Cosa prende?-
-Beh..Bloody Mary ne avete?-
-Certo! Glielo faccio subito…-
La voce dell’inserviente è soave e melodiosa come lo strimpellare accordato di una chitarra.
-Come mai un nome così altisonante per un pub che ha aperto da poco?Avete molte pretese?-
Le chiedo mentre lei smanetta gli ingredienti della pommodorosa bevanda.
-No si sbaglia…questo locale non ha aperto da poco, ma esiste da sempre!-
­-Che intende dire?-
-In questo punto sono passate tutte le grandi menti della storia dell’umanità,per prendere ispirazione per le loro opere…-
Mi risponde mentre mi pone il cocktail rosso di fronte.
-Ah davvero?-le faccio inebetito mentre inizio a sorseggiare il Bloody Mary- E puoi dimostrarmelo?-
-Certo!Tutte quelle scritte sul muro le hanno lasciate loro!il bello è che le scritte di alcuni hanno ispirato altre!-
-Non riesco proprio a seguirti…-
-Beh ti faccio un esempio:il Bloody Mary,era la bevanda preferita di Ejzenstejn,il noto regista. Lui adorava il colore rosso,proprio a causa di ciò!Infatti nel suo noto film: “Ivan il terribile”,lo utilizzò con dei significati particolari,dovevi vederlo era quasi in estasi quando me ne parlava!.”
Detto questo m’indica la scritta che riportava tutto ciò e che è stesa in maniera corsiva in una parete poco lontana da me.
Poi lei continua a parlare,mentre l’alcool mi sale sempre più.
-Devi sapere che qui la storia e la materia non esistono!Vedi quei segni vorticosi sotto la scritta di Ejzenstejn?Li ha fatti un tornado che è passato di qui del tempo fa!Sai, lui voleva darsi un nome e leggendo la scritta del regista,decise di chiamarsi Ivan e venne conosciuto così! È proprio un entità boriosa,quanti danni che faceva e che farà ancora!-
Io vengo rapito dal suo carisma e le sorrido non riuscendo più a parlare ma solo ad ascoltare
-Poi quei segni vorticosi ispirarono anche un noto pittore del gotico,un certo William Blake;una sera venne qui con la tavolozza ed i colori;doveva dipingere un quadro in cui venivano mostrati dei lussuriosi in balia del vento. Io gli raccontai la storia del Tornado Ivan,lui ne rimase colpito e decise che i suoi lussuriosi sarebbero stati messi dentro un vortice di vento!Il quadro gli era venuto bene,era tutto contento quando me lo portò a far vedere e ne fece una piccola riproduzione su quella parete,vicino ai segni grafici del Tornado!-
Ormai finita la bevanda contemplo il bicchiere rimanendo in silenzio. Il ghiaccio all’interno del vetro si è sciolto;è passato parecchio tempo e quindi decido di andarmene,congedandomi da dall’inserviente. Non credo a nulla di quello che mi ha detto;anche se comunque si è dimostrata simpatica e mi ha fatto passare un’ ora in allegria. Prima di andarmene però mi metto a contemplare le scritte che lei mi ha indicato e ne noto vicina all’iconografia del pittore che dice in un inglese antico: “Oh il mio povero padre starà sicuramente qui…”
-E chi ha scritto questa?-dico all’inserviente indicandole la scritta.
-Ah quella!L’ha scritta Maria la sanguinaria in persona riferendosi al padre Enrico. Con sei mogli a carico se non è lussurioso lui chi lo è!.-
-Ah capisco!-Le dico soffermandomi a guardare l’iconografia del pittore e ritenendo davvero interessante l’idea di rappresentare dei lussuriosi in balia del vento,simbolo delle loro passioni.
Con riflessioni del genere in mente mi dirigo verso la porta ma mentre sto per varcare l’uscio l’inserviente mi fa un’ultima domanda:
-Scusi mi potrebbe dire il suo nome così la metto nel registro dei clienti?-
-Si certo:mi chiamo Dante figlio di Alighiero degli Alighieri e vengo dalla mia amata Firenze!-
Detto questo varco la soglia ed esco dal locale.

venerdì 7 dicembre 2007

Suoni futuri

Nel bel mezzo dei suoi sogni tormentati Ludwig ha un sussulto.
Faticosamente apre gli occhi, che vengono subito investiti dalla luce acre del bracere sul cammino;a parte l'aria, stranamente fredda come se contenesse dei piccoli frammenti Plutone, tutto appare normale. Omero, il suo affezionato gatto bianco,passeggia comodamente sul pianoforte, producendo ,inconsciamente soavi suoni. Una melodia simile aveva già accarezzato le orecchie di Ludwig, mentre ancora adolescente baciava Elisa. E ora di lì a poche ore,ormai adulto,l'avrebbe sposata,con la speranza che quella musica avrebbe scaldato ancora le loro giornate.